domenica 20 gennaio 2019
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Stenello Prugnoli

papà Arduino e la storia di Porto Pozzo

Stenello Prugnoli

Incontro Stenello un caldo pomeriggio estivo, presso il ristorante che papà Arduino ha fondato nei primi anni '60 e del quale porta il nome, dando inizio a quello che poi sarebbe diventata, per Porto Pozzo, la principale risorsa dell'economia locale: il turismo.

All'epoca, e parliamo del dopoguerra e per tutti gli anni '50, qui si viveva di pesca. La costa, che si affaccia direttamente su La Maddalena e sul suo arcipelago, qui disegna una particolare conformazione che, oltre alla bellezza naturale grazie alla quale sarebbe poi diventata una delle mete turistiche più note e frequentate della Gallura, portava grande abbondanza di pesce.
Proprio per questo quell'area marina è stata denominata la Peschiera e si colloca esattamente alla base della collinetta nota come Coluccia, dove ora sorge una delle più affascinanti strutture ricettive della zona.

Mi accoglie in modo molto cordiale, come si usa in tutta questa isola, e mi accompagna in una stanza dove sono ammassati un'infinità di foto incorniciate, per lo più in bianco e nero, che raccontano la storia di papà Arduino e di Porto Pozzo.
La prima immagine che mi mostra riprende 3 figure, una delle quali molto diversa dalle altre, soprattutto nell'abbigliamento e nell'aspetto fisico, elegante nei capi chiari che indossa, probabilmente di lino, alto ed asciutto, particolarmente sorridente.
Ed è proprio su questo che Stenello di sofferma e attacca “questa è la storia della Gallura... vedi questo? è il famoso Nicolò Donà delle Rose... qui io avevo 13 anni, siamo negli anni '60/61...”.

Hai capito di chi stiamo parlando? Mi chiede. Vorrei rispondergli di si, ma Stenello è un fiume di parole difficile da arginare.
Mi indica, nella foto a fianco, un'altra figura con cappello e camicia chiara, tale zio Angelo, chiamato l'eremita, che era proprietario di Coluccia.
Poi con il dito si sofferma solo un istante sul giovane a fianco dell'eremita e mi dice “questo sono io”, nient'altro.
Ama parlare degli altri, di coloro che sono stati gli artefici di questa intuizione che avrebbe cambiato le sorti di un'intera comunità e dato prestigio a questo piccolo borgo di pescatori. “Quest'altro a fianco, invece, è Giovanni Maria Sanna detto “Picciaredda”.

Mi racconta che Nicolò Donà delle Rose si stava interessando a quelle zone perchè la Costa Smeralda era lì che doveva nascere, proprio perchè la posizione e il tratto di costa rispondevano perfettamente alle idee che la famiglia nobile aveva in mente.

Per cercare di ridurre al massimo i rischi, Nicolò Donà delle Rose incontrò questa gente presentandosi come meccanico, affermando che però suo papà qualche soldo lo aveva per comprare un pezzo di terreno.

Guarda qui al polso che cosa porta, questo è un rolex... e la sua macchina era una Porsche... era solito frequentare gente dello spettacolo, del mondo dell'alta finanza, le donne e gli uomini più famosi... capisci?”, mi chiede di nuovo.
Insomma, venne svelato abbastanza presto la sua vera identità, complice un biglietto da visita che lasciò nelle mani sul quale “c'era tutto il mondo... - dice Stenello - New York, Parigi, Milano... insomma, tutto il mondo”.
Ricorda che zio Angelo, detto l'eremita, al quale Nicolò Donà delle Rose aveva messo in mano questo biglietto da visita, lo chiama a sé con il cenno della mano e dice “se chistu è meccanico, eu socu lu papa...”.
Spiega Stenello che il conte aveva forse sottovalutato zio Angelo, il quale tradiva nell'apparenza, ma in realtà aveva studiato all'Azuni, da dove sono usciti due presidenti della Repubblica, non era certo analfabeta come il conte poteva credere, tant'è che poi nasce, tra i due, una bella e sincera amicizia.

Ma ci sarebbe tanto da scrivere, un libro un giorno avevo pensato di fare...” dice Stenello.
Lo esorto a parlarmi di papa Arduino e mi dice che dal Lazio dove era nato, arriva a Cannigione nel '58, come tanti a quei tempi, per l'abbondanza di pesci, soprattutto in quella zona.
L'anno successivo si sposta a Porto Pozzo, dove poi lo raggiunge l'intera famiglia.
La pesca era buona e redditizia, ma Arduino guardava un po' più in là, nella direzione del futuro, intuendo quelle che erano le naturali caratteristiche di quella zona, fortemente votate al mercato del turismo.
Fu così che diede inizio ai lavori di questa costruzione, agevolati dalla mancanza di troppa burocrazia, di tanti permessi, precisa Stenello.
Al '62 risale il primo documento che attesta l'esistenza del Ristorante di Arduino, da subito meta di un'ampia clientela, perchè papà Arduino era molto conosciuto per l'attività precedente di pescatore e, giacchè anche il figlio Stenello continuava quel mestiere che avrebbe mantenuto per sempre, non mancava senz'altro sui tavoli del ristorante la materia prima, il pesce, sempre freschissimo e cucinato in modo molto naturale e genuino.
Il ristorante diventa poi albergo per dare ospitalità a chi voleva fermarsi dopo aver mangiato.
Quella struttura ricettiva ha dato sviluppo alla località, poiché consentiva di sostare e quindi di vivere quella zona per più giorni.
Il primissimo locale, l'unico che esisteva a Porto Pozzo prima di Arduino, era la Trattoria da Brancaccio – vuole precisare Stenello – fondata dalla famiglia Mannoni (anch'essa determinante nella storia della Gallura), che poi si trasferirà a Santa Teresa Gallura per aprire quello che sarebbe diventato uno dei ristoranti più famosi della Sardegna, Canne al Vento (ora non più in attività).

Da qualche minuto il figlio di Stenello, al quale è stato dato il nome di nonno Arduino, sta dedicandosi alla preparazione dei tavoli, collaborato dalla sorella Giovanna, tra sala interna, ma soprattutto nella terrazza all'aperto, perchè tra poco inizieranno ad arrivare i primi clienti della serata che, vuole precisare Stenello “non sono clienti, sono amici, c'è un rapporto che ci lega a loro di anni e decenni... tanti di loro li abbiamo visti piccoli venire con i genitori, ora sono grandi e vengono con la loro famiglia... mi capisci?” ripete come in un intercalare, a chiudere la frase.

Stenello racconta poi della moglie Tonina che entrerà subito in cucina appena sposati per diventarne l'anima, rimanendoci poi per sempre, quando la gestione passerà al cognato Moreno dal '92 al 2000, ed in seguito ai figli Arduino e Giovanna.
Sarà proprio con il loro avvento che il locale assumerà il nome definitivo di Ristorante Il Corallo da Arduino.
Il giovane Arduino chiede a papà Stenello di mostrarmi un piccolo quadretto appeso alla parete “fallo vedere a Roberto – gli dice – quello ce l'ha portato l'ex questore di Sassari che da bambino veniva qui con i suoi genitori... l'ha trovata sistemando vecchi documenti in casa e ce l'ha portata”.
Stavolta non mi chiede se ho capito, forse perchè lo interrompo un attimo prima per chiedergli di avvicinarmela. Si tratta di una ricevuta di 4900 lire senza data, probabilmente risalente a circa 40anni fa, negli anni '70, con portate scritte a mano “perchè una volta si faceva così – dice Stenelloed era mamma che faceva il conto, sedendosi al tavolo con i clienti...”.
Sulla ricevuta si specifica un piatto di cozze e arselle a 1050 lire, una zuppa di pesce a 500 lire, triglie a 1650 lire, vino a 200 lire, una birra a 180 lire poi coperto e qualcos'altro.

Poi mi mostra una foto del nipote campione italiano di body building che assomiglia molto al nonno Arduino, mi dice, poi un quadro dove un artista tedesco, amico dei famiglia, riprende il papà Arduino in un momento di contrasto con una persona con la quale si era scatenata una diattriba non meglio chiarita. Penso all'artista tedesco e mi dico che deve essere stato un po' particolare se ha scelto un momento di quel tipo per ritrarre una persona e regalargli poi la tela.
Ma tratti di originalità e di stranezza fanno sempre parte dei racconti che fissano tempi lontani.
Mi parla di De Andrè che era frequente vedere seduto a quei tavoli per poi diventere anche compagno di pesca.
Lascio Stenello mentre il figlio Arduino sta accogliendo gli ospiti con strette di mano ed abbracci, a testimonianza del rapporto di amicizia e di familiarità.
La terrazza si sta piano piano riempiendo, i profumi che escono dalla cucina sono quelli del pesce fresco, la pizza che mi passa accanto ha l'aria di essere buona e croccante, l'ora che è sopraggiunta è quella della cena. Anche per me.

Ringrazio Stenello con una solida stretta di mano, mentre ad Arduino e Giovanna lancio un saluto più fugace poiché li vedo impegnati ad accogliere i clienti amici.
Lascio alle spalle una piacevole chiacchierata e mi allontano, portando con me un'altra bella storia di Gallura.


© Roberto Rossi


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