domenica 20 gennaio 2019
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zia Colomba

raccontata dalla figlia Tonina

zia Colomba
Avvicinami alla finestra, voglio vedere per l'ultima volta la mia baia, la mia barchetta, le mie mucche... ma ti pare giusto che io me ne debba andare adesso e lasciare tutto questo...”.
Sono le parole con le quali Tonina ricorda zia Colomba, la mamma che se andò alla soglia dei 104 anni dopo aver scritto un pezzo di storia di Santa Teresa Gallura, dopo aver lasciato in eredità ai teresini quella consapevolezza che quello era un pezzo di mondo di grandissimo valore, di straordinario fascino, che meritava di essere vissuto fino all'ultimo istante di vita.
Tonina oggi ha oltre 90 anni, ma la sua freschezza mentale è quella di una ragazzina, e se non foss'altro per alcuni problemi di mobilità sopraggiunti negli ultimi tempi, anche la voglia e il desiderio di scendere nella baia che si allunga di fronte alla casa dove vive, dove è cresciuta con mamma zia Colomba, sarebbe la stessa di 30, 40 cinquant'anni fa ed io l'avrei incontrata laggiù, dove nella baia il mare muove ancora piccole barche, ma non più dei pescatori, dove al posto delle mucche ci sono turisti che parlano le lingue del mondo.

Ho raggiunto Tonina un pomeriggio caldissimo di luglio, con un libeccio umido che aveva invitato tutti a vivere le trasparenze di questo mare. La compagnia è quella che “di meglio non si può”, perchè Tomasino è, oltre ad un caro amico, anche un altro pezzo di storia gallurese e nonno Muntoni, da quelle parti di Capo Testa, è stato anch'esso attore protagonista.
A bordo del suo scooter saliamo le curve che dal paese portano a questo promontorio, pochi minuti di colori, di profumi, di sensazioni, di emozioni, che ti stampano sul viso, senza accorgetene, quell'espressione di beatitudine che si profila in un sorriso incantato.
La casa di Tonina, si raggiunge deviando a destra per alcuni metri e subito si notano piccoli travetti di legno scuro con inciso il nome di Salvatore, di Tonina, di Giorgio, di Andrea, che tutte insieme fanno “le case di zia Colomba”, il residence che la mamma di Tonina ha creato nell'immediato dopoguerra.
Lei era innamorata pazza di questa terra – riprende Toninae se qualcuno provava a dirgli che comunque esistevano, anche in Italia, altri posti così belli, la risposta era immediata e tranciante ed un secco chiudeva la pratica”.

Tonina racconta di quando zia Colomba conobbe l'amore della sua vita a La Maddalena, dove si recava spesso ad incontrare il fratello che lavorava alla capitaneria di porto. Papà era originario di Alghero, racconta Tonina sempre lucida e precisa, ed era di rientro dalla prima guerra dove svolse la campagna con la brigata di d'Annunzio e sposò giovanissimo zia Colomba. Tonina venne concepita subito, ma lei quel padre non lo potè mai conoscere per una meningite, forse contratta in guerra, che se lo portò via ancor prima della sua nascita. A poco più di 20anni zia Colomba si trovò perciò vedova e madre, sola con la piccola figliola a vivere in una casupola senza luce, acqua e nemmeno una strada di collegamento. Nonostante lasciare quella terra fosse una vera violenza, zia Colomba dovette cedere alle difficoltà ed accolse l'invito di un fratello del marito che abitava a Roma e partì con la piccola figliola per la capitale.
La miseria era nera, erano gli anni precedenti il '29 e zia Colomba tornava qui a Capo Testa, ogni tanto, per vedere di racimolare qualcosa che, insieme ad una piccolissima pensione di guerra che era stata riconosciuta al padre, bastava a malapena per sfamarsi.

Posso farti una confidenza? – mi dice Tonina con un filo di voce - io non ho mai posseduto una bambola... chiedevo  e si parlava di un decilitro, ai tempi non c'erano le bottiglie sigillate, erano misurini di metallo... questa era la vita dei nostri genitori”. Tonina è una donna dal forte carattere, consapevole di quanto questi racconti siano importanti come memoria storica, ma anche come stimolo per i giovani d'oggi, perchè queste vicende apparentemente lontane, possano essere spunto per reagire con forza alle difficoltà dei tempi odierni che, seppur diversi nelle forma e nella misura di quelli di inizio '900, stanno comunque diffondendo inquietudine nella quotidianità.
Ricorda Tonina di quando zia Colomba chiese in eredità, alla morte della madre avvenuta nel '29, quella casetta perchè avesse almeno un tetto sotto il quale proteggere la sua piccola. Gli venne così assegnata quella casetta con un pezzo di terreno che era chiuso tra diverse proprietà da una parte e il mare dall'altra, per evitare che potesse un giorno espandersi, timore sollevato da quei parenti che la vedevano come una potenziale minaccia perchè dicevano, racconta Tonina, “è bella, è giovane, è vedova, si trova un ricco signore e chissà come vanno poi a finire le cose...”.
"Ebbene Roberto - mi dice guardandomi negli occhi - quando siamo stati costretti a vendere quel pezzo di terra per necessità economiche, non sai quanto ci è stato pagato, come oro l'abbiamo venduto... vedi com'è la vita”.
Tiè, avrebbe forse voluto aggiungere, rivolto a chi voleva tenere frenata zia Colomba, anche se probabilmente la sua statura etica non comprende questi pensieri.

Con quei soldi zia Colomba diede il via al turismo di Santa Teresa Gallura con la costruzione del residence che, ancora oggi, è lì e si affaccia sulla baia.
Vedi quella foto? - mi dice Tonina indicandomi un'immagine sulla parete – è stata scattata verso la fine degli anni '30, prima della grande guerra, e quei signori che si vedono al centro sono i primi turisti arrivati qui... io sono quella lì davanti... e la vedi quella barchetta? ecco, quella sopra alla barchetta è mia mamma, zia Colomba...”.
La sensazione che ho provato vedendo quelle figure, sebbene non altro che macchiette nere prive di alcuna minima definizione, è stata forte, strana, non so, come di gioioso stupore.
Mentre Tonina continuava nella sua narrazione, in passaggi di vita che riusciva a raffigurare come veri, concreti, visibili.
Questi primi turisti venivano ospitati nella casetta ancora rustica, inframezzata da una parete per renderla “indipendente”, e pagavano l'alloggio “non con un compenso monetario, ma con una formetta di formaggio, una scatola di biscotti, un po' di carbone...” e sorride.
Se penso a queste cose rabbrividisco...” afferma dopo una piccola pausa che rende ancor più efficace il sentimento.
Ogni tanto volgo lo sguardo verso la grande finestra che sta alla mia destra, richiamato da tanta beltà che si apre oltre il vetro. La baia è davvero un incanto, il mare trasparente e quel tratto di costa che sembra poterlo toccare allungando la mano sono un vero miracolo della natura, dono prezioso per l'anima.

Tomasino ogni tanto ricorda a Tonina qualche episodio, come quello che vedeva protagonista l'Eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi. E poco basta per far tornare alla memoria anche quel momento, “noi lo vedemmo aggirarsi qui quest'uomo – riprende Toninae guardarsi attorno con occhio curioso... poi piano piano, in sella al suo cavallo, riallontanarsi... qualcuno però pare riconobberlo e a voce alta disse e subito lo rincorremmo e lo trovammo a ridosso dell'istmo, si era proprio lui...”.
Si racconta che tra le zone individuate da Garibaldi dove fare base ci fosse stata anche Capo Testa, ma valutò la penisola troppo piccola per le sue esigenze e così continuò la sua ricerca che terminò a Caprera, dove ora c'è la sua casa Museo, meta di numerosi visitatori.
Tonina ricorda poi il nome dei primi “turisti continentali” di Santa Teresa Gallura,”industriali della tela”, così li ricorda, come i Bassetti e i Marzotto e, soprattutto “gente del cinema” che amavano “questa nuova cosa di andare ad accamparsi un po' così...”.
Sui Bassetti si sofferma Tonina per narrare un aneddoto: “arrivarono qui, si sistemarono come si poteva e ci chiesero se potevano avere un po' d'acqua per una doccia... noi non ne avevamo tanta, però dal pozzo ne tirammo su una bottiglia per loro...” .
Nel racconto interviene una certa Zia Anedda (mi sembra di aver capito, il nome lo lascia scivolare così) la quale richiama l'attenzione del signor Bassetti così “signore, io sono una poveretta che ha solo un paio di lenzuola, siccome so che voi avete le lenzuola non è che quando andate a casa mi mandate due lenzuola così posso avere il cambio?...”.
Questa signora aveva davvero un paio di lenzuola e chiedeva uno in più per il cambio, dice Tonina, e alla sua richiesta il signor Bassetti ebbe un momento di commozione e risposero che lo avrebbero fatto.
Bene – spiega Tonina con le parole che si framezzano alle risate – arrivò con un camioncino un rotolo così “manno” che ci avrà fatto cento lenzuola... a noi non ne dette nemmeno una...” ed una risata collettiva termina questa storia.

Potresti rimanere ore e ore ad ascoltare questa donna senza annoiarti mai un secondo, così piena di saperi, così forte sebbene debilitata, così accogliente.
Prima di salutarla ho però tenuto per ultima una curiosità, una delle tante voci che normalmente avvolgono la figura di quelle persone che hanno segnato il tempo e la storia di un luogo.
Qualche giorno prima, al bar della piazza del paese, un'amica mi racconta che zia Colomba venne data per morta anzitempo e Tonina mi conferma la verità di questo evento.
Quando aveva settant'anni a zia Colomba venne una specie di ictus, un'emorragia cerebrale, venne ricoverata in ospedale a Sassari, non muoveva le gambe, c'era preoccupazione, ma lei incoraggiava tutti e sdrammatizzava”.
In paese si parlava di zia Colomba, del suo ricovero, della sua malattia e bastò così una telefonata malinterpretata tra Tonina e tale Martino che si diffuse la voce che non ce l'aveva fatta, che zia Colomba era mancata.
In un batter baleno, per tutta Capo Testa, una lunga processione partecipata rendeva omaggio a zia Colomba, che però, dopo solo qualche giorno, si ripresentò per quelle stesse strade viva e vegeta più che mai!
Per poi vivere ancora oltre trent'anni!

Il piacevolissimo incontro volge al termine con il ricordo degli ultimi giorni di zia Colombaquando se n'è andata – spiega Tonina con una voce leggermente diversa, indebolita dal ricordo che affiora - il regalo che gli ho voluto fare è stata la sua barca, rimasta lì nella baia, dove è sempre stata, ormai mezza sfasciata... ho chiamato il falegname, l'ho fatta mettere a posto e ho speso l'ira di dio, ma è tornata ad essere la barca di zia Colomba... e adesso è lì, con sopra la Madonnina, sotto un porticato che poi andate a vedere...”.

Visito la casa, la stanza di zia Colomba ora di Tonina, le case fuori immerse nel verde, la barca rimessa a posto.
Mi giro verso la baia, mi soffermo qualche secondo e provo ad immaginare zia Colomba che scende quella stradina per raggiungere il mare... forse è suggestione, forse è l'inspiegabile, forse è la magia di questi luoghi, ma scorgo un'ombra che si muove, lenta e soave, scende e si allontana, si fa sempre più impercettibile, fino a diradarsi nel colore del mare, prima di scomparire...
Grazie Tonina, mi hai fatto vedere per un attimo quello che tu scorgi ogni giorno.

© Roberto Roby Rossi
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